Ma perché è un attacco perfettamente legittimo in uno scritto dialogico (il tipo di scritto delle chat e dei social network) e in qualunque altro scritto, anche letterario (teatro, romanzo), che imiti l'andamento del parlato: "anzi, macelli e crudeltà a non finire, eppure niente più diluvi, addirittura la promessa di non estirpare la vita dalla terra. Ma perché tanta pietà per gli assassini venuti dopo e nessuna per quelli di prima, affogati tutti come topi?" (Claudio Magris, Microcosmi, 1997). Va bene anche in uno scritto scientifico, o in generale informativo, divulgativo, inteso ad avvicinare il grande pubblico a un argomento difficile. È inadatto a testi scientifici specialistici e a testi normativi.

Studio grammatica e studio la grammatica sono entrambe corrette. La prima rappresenta l'argomento dello studio come non numerabile, sottolineando che si tratta di una disciplina, una materia scolastica; la seconda lo rappresenta come un oggetto di studio tra tanti. Per capire meglio la sfumatura, si può confrontare studio (la) grammatica con faccio ginnastica (impossibile *faccio la ginnastica), ovvero 'sono nell'ora di ginnastica, a scuola o in palestra', e pratico la ginnastica (molto innaturale pratico ginnastica), ovvero 'pratico lo sport della ginnastica'. Si può arrivare a dire (con un po' di immaginazione) che in studio grammatica (come in faccio ginnastica) lo studio sia rappresentato come passivo, perché parte di un programma imposto, mentre in studio la grammatica si percepisca la partecipazione emotiva dell'emittente nel processo.

In uno scritto mediamente formale, quale può essere considerato il tema scolastico, si preferisce scrivere i numeri con le lettere, perché le cifre non fanno parte dell'alfabeto. Si tratta di una convenzione di secondaria importanza, che può essere applicata con flessibilità, soprattutto nel caso di numeri che richiedano stringhe di testo molto lunghe.
Fabio Ruggiano