I pronomi di cortesia e gli aggettivi possessivi che li accompagnano, Lei / Loro (Suo e Loro) e Voi (Vostro), si distinguono soprattutto per il grado di formalità che veicolano: il Voi (quindi l'aggettivo Vostro) è sentito come massimamente rispettoso, mentre il Lei / Loro (con gli aggettivi Suo e Loro) è leggermente meno formale. L'unica distinzione funzionale tra le due persone riguarda le allocuzioni: Vostra Maestà / Signoria / Grazia difficilmente può essere sostituito da Sua Maestà o simili, che suona al limite dell'accettabilità. Fuori da questo contesto, Voi e Lei (e i rispettivi aggettivi possessivi) sono intercambiabili; si può dire, per esempio: "Vostra Signoria, la prego di concedermi il suo perdono", oppure "Vostra Signoria, vi prego di concedermi il vostro perdono". Nel caso ci si rivolga a un re, sarebbe più indicata questa seconda soluzione, più ossequiosa.
Si noti che, se è comune scrivere con lettera maiuscola i pronomi di cortesia, meno comune è scrivere con maiuscola anche gli aggettivi possessivi. È, inoltre, possibile sostituire Lei con Ella (quando è soggetto), ma la rarità di questo pronome nell'italiano contemporaneo rischia di caratterizzare il discorso come troppo cerimonioso. 
La possibilità di passare al Lei dopo una allocuzione con il Voi è ben attestata anche nella tradizione; si legga questa lettera di Giacomo Leopardi del 1823:
 
Signoria Illustrissima Padrona Colendissima. Trovandomi sul punto di partire per Recanati mia patria, e non avendo avuto la sorte di poter inchinare Vostra S. Ill. [ovvero Vostra Signoria Illustrissima] nelle due volte che mi sono recato presso di Lei a questo effetto, mi fo coraggio di servirmi della presente per chiedere i di Lei comandi nel mio imminente ritorno alla mia patria, dove sarò disposto e pronto agli ordini di S. Em. [ovvero Sua Eminenza] il Signor Cardinale Segretario di Stato, e attenderò con fiducia gli effetti della sua alta beneficenza. Avrei desiderato e voluto personalmente fare omaggio all'Eminenza Sua, offrirmi umilmente ai cenni della Medesima, e profondamente ringraziarla delle benigne disposizioni che si è degnata di mostrare in favor mio, ma straniero come io sono alla Corte, timido per natura e per abitudine, e persuaso che ciascuno istante rapito alle vaste occupazioni di sua Eminenza sia rapito allo Stato, e al bene de' sudditi Pontificii, ho sperato che V.S. Ill. si sarebbe compiaciuta di supplire alla mia insufficienza, rappresentando questi miei umili sentimenti all'Eminenza Sua, ed invocando la benignità della Medesima sulla mia rispettosa ritenutezza. 

Come si vede, Leopardi passa dal Vostra al Lei rivolgendosi alla stessa persona, e in ogni caso usa il verbo alla terza persona singolare quando il soggetto è questa persona (ho sperato che V.S. Ill. si sarebbe compiaciuta). Quando si riferisce a un terzo personaggio illustre, usa ovviamente il Lei e l'aggettivo sua (sua Eminenza), perché non si tratta di una allocuzione, ma di un riferimento.
Per quanto riguarda il genere, i pronomi e gli aggettivi possessivi di cortesia sono ambigenere: potremmo dire che quando li usiamo ci rivolgiamo e ci riferiamo non alle persone ma ai ruoli politici che ricoprono, quindi non facciamo distinzione tra uomini e donne.
Fabio Ruggiano