Come immagina, il terreno della punteggiatura, soprattutto in stralci dì'ambito narrativo-letterario, come quelli da lei proposti, è sdrucciolevole e non si presta a risposte seccamente binarie sì/no, giusto/sbagliato, bianco/nero. Ciò detto, mi pare che in tutti i casi da lei segnalati i due punti vadano meglio della virgola. In particolare:
- 1) "In fondo, sai, non c’è niente di recuperabile, (:) il tempo è volato via e le condizioni sono variate": la seconda parte del brano in effetti è conseguenza della (o discende come caso specifico dalla) prima e dunque i due punti sono la scelta migliore. Andrebbe bene anche il punto e virgola, meno bene la virgola, dato il cambiamento di piano, appunto dalla constatazione generale (la prima parte) al caso dimostrativo particolare (la seconda).
- 2) "Era libera di uscire di casa, (:) i parenti erano tutti a dormire". qui vanno bene tutti e tre i segni: virgola, due punti, punto e virgola, ma io preferisco i due punti, sempre per il rapporto logico di consequenzialità tra i due membri.
- 3) "Ogni tre mesi cambiava città, (:) era questo l’unico modo di cui disponeva per non mettere radici": come 1: la virgola non va bene.
- 4) "Si sarebbe goduto la pensione, (:) leggere romanzi storici e passeggiare in campagna". Come 2.
- 5) "Federico guardò Davide negli occhi, (:) ne vide la paura": come 1.
 - 6) "Aprì la porta di casa, corse in giardino, (:) c’era il sole, era primavera": come 1.
 - 7) "Oggi sono andato al fiume con il mio amico Giulio, (:) subito abbiamo iniziato a pescare…": come 1.
 
Fabio Rossi