Dato che manca il complemento d'agente, la risposta più economica e prudente alla sua domanda è la seguente: è + aggettivo. In realtà, in casi del genere, ovvero laddove vi è una perfetta identità tra il participio passato e l'aggettivo, non v'è alcuna differenza, dal punto di vista morfologico e sintattico, tra è + aggettivo e forma passiva del verbo. Tuttavia, dato che nella frase da lei citata, se davvero nel contesto non c'era nient'altro (per es.: "il forno era acceso da ore", "il forno è acceso dal cuoco", ecc.), nulla sembrerebbe ricondurre l'azione a una componente di agentività, cioè a un qualche tipo di azione compiuta o subita, sembra più prudente interpretarla come copula (verbo essere) più parte nominale (vale a dire l'aggettivo acceso). Si tratta, cioè, di un predicato nominale, anziché di un predicato verbale (come invece sarebbe se la considerassimo forma passiva del verbo accendere).
Sappia, comunque, che il suo dubbio è molto interessante e per niente banale. Anzi, la natura verbale o aggettivale dei participi è un problema ancora non risolto (e forse irresolubile) dai linguisti. La natura del participio è ibrida, tra verbo e aggettivo, e proprio da qui deriva l'etimologia di participio, cioè; 'che partecipa della natura del verbo e dell'aggettivo'. Quindi, forse, una risposta univoca alla sua domanda non c'è e non può esserci, in assenza di un complemento d'agente o di causa efficiente o di qualche altra specificazione verbale.
Un mio collega, una volta, disse, secondo me a ragione, che chi avesse risolto la questione se il participio fosse più un nome o più un verbo avrebbe vinto il Nobel della linguistica!

Fabio Rossi