Più che mai non è interpretabile come un comparativo, bensì come un modificatore dell’aggettivo cui si accompagna, per indicarne il grado di intensità: è dunque equivalente a un avverbio (tecnicamente, si tratta di una locuzione avverbiale) come moltissimo o simili. In questo caso, dunque, è un tutt’uno con felice, quale parte nominale del predicato nominale “sono più che mai felice”.
 
Fabio Rossi