​La lettera a un amico o a un'amica e il diario sono generi caratterizzati da un registro informale, nel quale figurano a loro agio, e sono pienamente giustificate, espressioni "brillanti", non canoniche, vicine al parlato. 
Ma vediamo perché migliore amico/a e migliori amici/amiche sono espressioni non canoniche. Molto diffuse oggi, presentano tre difficoltà se passate al vaglio della grammatica standard: non hanno l'articolo determinativo e non hanno il complemento partitivo, entrambi richiesti dal superlativo relativo migliore; mancano del complemento di specificazione (o dell'aggettivo possessivo), richiesto dal nome amico.
In una frase standard come "Il migliore amico dell'uomo è il cane" si nota che l'aggettivo al grado superlativo relativo sia preceduto dall'articolo determinativo; amico, inoltre, è correttamente specificato (molto strano sarebbe *"Il miglior amico è il cane"). Anche in questa frase, invece, manca il complemento partitivo, che, per la verità, può facilmente essere sottinteso nel caso in cui coincida con tra tutti gli altri o simili: "(Tra tutti gli altri amici,) il migliore amico dell'uomo è il cane".
Delle tre difficoltà individuate nell'espressione qui analizzata, quindi, una è trascurabile: migliore amico presuppone tra tutti
Più strana sembra la mancanza del complemento di specificazione per amico/a/i/e. A ben vedere, però, anche questa si spiega con il sottinteso: "Siamo migliori amiche" è implicitamente completata da l'una dell'altra. Come si vede, questo costrutto appesantisce l'espressione e la rende molto meno agevole e immediata: si capisce, quindi, perché i parlanti lo eludano. Rispetto allo standard, questa scelta rappresenta uno scarto, non grave ma sufficiente per abbassare di un gradino la formalità dell'espressione.
La terza mancanza, quella dell'articolo prima di migliore/i, è l'unica davvero grave, perché contrasta con una regola sintattica molto rigida (migliore è comparativo di maggioranza; il migliore è superlativo relativo), sebbene si giustifichi sul piano della convenienza. Se inseriamo l'articolo, infatti, otteniamo "Siamo le migliori amiche", che renderebbe il sottintendimento del complemento di specificazione inaccettabile per la maggioranza dei parlanti.
Questa disamina dei "difetti" insiti nell'espressione ci consegna, per contrasto, la variante standard della stessa: "Siamo le migliori amiche l'una dell'altra". Si noterà, nella formulazione, oltre alla minore efficacia espressiva, la "stranezza" del mancato accordo tra il nome del predicato le migliori amiche e il costrutto reciproco, che è grammaticalmente singolare. La variante "Siamo la migliore amica l'una dell'altra", pure possibile, sana questa "stranezza", ma provoca la sgrammaticatura (quindi è formalmente più trascurata) del mancato accordo tra la copula (a sua volta concordata con il soggetto), plurale, e il nome del predicato, singolare.
A margine rilevo che la lettera e la pagina di diario, generi testuali familiari ai ragazzi fino a qualche anno fa, oggi appaiono anacronistici e, per questo, poco motivanti. Si possono sostituire con l'articolo di un blog, l'e-mail, il post di un social network (purché siano rese chiare le finalità e le caratteristiche formali che questi prodotti devono avere).
Fabio Ruggiano