Il verbo assurgere 'elevarsi a un ruolo, a una funzione' è effettivamente seguito solitamente dal nome che definisce il ruolo o la funzione assunta. La reggenza proposizionale, però, non è esclusa: l'indagine on line rivela più di 10.000 attestazioni del solo "assurgere a diventare" (qualcuna in meno di "assurge a diventare"). Sono numeri molto alti, se si considera che il verbo non è di largo uso. Tale costruzione si trova in contesti di formalità media e medio-bassa (molti esempi vengono da giornali locali, blog di vario genere e siti informativi anche specialistici); se ne trova una traccia trascurabile, invece, in pubblicazioni monografiche (almeno tra quelle censite da Google Books). 
La costruzione deriva probabilmente dalla forte restrizione operata dal verbo nei confronti dei possibili collocati; i sintagmi nominali che seguono tipicamente (quasi esclusivamente) assurgere a, cioè, sono pochi: le combinazioni possibili si limitano a "assurgere a modello", "assurgere a simbolo", "assurgere al ruolo di, alla funzione di, alla carica di" e "assurgere al trono". Anzi, se facessimo una ricerca sull'uso reale, potremmo scoprire che l'elenco è anche più limitato; la restrizione operata da questo verbo, quindi, è probabilmente ancora più forte. In ogni caso, la costruzione "assurgere a uno degli uomini più ricchi d'America", che sarebbe la variante nominale della frase del suo esempio, per quanto grammaticalmente corretta e preferibile da tutti i punti di vista, potrebbe suonare alle orecchie del parlante medio come non tipica, quindi potenzialmente malformata. Da qui la scelta di inserire un verbo copulativo a completamento; una scelta che non produce un errore sintattico, ma rende la frase meno felice perché in parte ridondante, visto che l'idea di diventare è già contenuta nel significato di assurgere.
Fabio Ruggiano