Entrambe le costruzioni sono corrette. Nella prima frase il futuro non ha il valore temporale che ricopre normalmente, ma assume quello non standard, diffusissimo nella lingua d'uso medio, di segnalatore di incertezza, dubbio, vaghezza. Quando ha questa funzione, il futuro si comporta come un modo, non come un tempo (infatti può essere usato anche in riferimento al passato) ed è detto epistemico​, perché riguarda la conoscenza dell'emittente (dal greco epistéme 'conoscenza'). Questa funzione può essere svolta anche dal futuro semplice, se l'incertezza riguarda il presente: "Finalmente sei arrivato: saranno tre ore che ti aspetto".
In particolare, nella sua prima frase il futuro esprime il dubbio dell'emittente che Marco abbia voluto dire più di quello che ha effettivamente detto; il passato prossimo nella seconda frase, invece, indica che l'emittente è certo di non aver capito il senso delle parole di Marco.
Fabio Ruggiano