​L'italiano non ha un tempo che esprima l'anteriorità rispetto al trapassato: tutti gli eventi precedenti a eventi già al trapassato andranno, pertanto, anch'essi al trapassato. Sarà il senso della frase a guidare il ricevente nella corretta ricostruzione della linea temporale. 
Non bisogna pensare che il trapassato remoto indichi anteriorità rispetto al trapassato prossimo (o viceversa); dal punto di vista temporale, i due tempi sono sullo stesso piano: indicano anteriorità rispetto a un evento descritto da un tempo passato.
La scelta tra il trapassato prossimo e il trapassato remoto dipende in parte dalla funzione dei due tempi, il primo dei quali entra in relazione con il passato prossimo, il secondo con il passato remoto. Da questo punto di vista, la sua frase, che comincia con il passato remoto andammo, dovrebbe continuare con due trapassati remoti, avemmo optato e ebbe decantato. D'altra parte, il trapassato remoto è oggi caduto in disuso ed è sostituito comunemente dal trapassato prossimo, anche in relazione con un passato remoto. La sua frase, pertanto, sarebbe ben costruita anche con avevamo optato e aveva decantato. La scelta tra le due varianti (trapassati prossimi o remoti) dipenderà dal grado di formalità che si vuole conferire alla frase: il trapassato remoto, che dal punto di vista normativo è più corretto, innalza il registro linguistico. Potrebbe, però, paradossalmente, essere percepito come scorretto da molti parlanti, per via della sua rarità nell'uso comune.
In ogni caso, opterei per due trapassati analoghi; il passaggio dal prossimo al remoto o viceversa non è giustificabile né dal punto di vista funzionale, né dal punto di vista dell'adesione alla norma o all'uso.
A margine, sottolineo che i piani temporali nella sua frase sono quattro, non tre: bisogna sempre considerare il momento dell'enunciazione, cioè ora, rispetto al quale andammo è, appunto, passato.
Fabio Ruggiano