La funzione primaria del congiuntivo è di modo della subordinazione (non esclusivo: l'indicativo ha sempre avuto la funzione di modo di alcune subordinate, come le relative, le causali, le temporali). Esso non ha, di base, una precisa sfumatura semantica. Nel tempo, però, si è colorito di una sfumatura di eventualità per via dell'associazione con la proposizione ipotetica, con la concessiva e simili. È divenuto, per questo, il modo del dubbio, dell'eventualità, della incertezza. Nello stesso tempo, l'indicativo ha allargato la sua funzionalità a quasi tutte le subordinate, entrando in concorrenza con il congiuntivo. Di fronte all'avanzata dell'indicativo nella subordinazione, per giustificare l'esistenza del congiuntivo i parlanti hanno sfruttato la sua sfumatura semantica, che gli ha, quindi, donato una nuova ragion d'essere. Quando noi diciamo che il congiuntivo sia più formale dell'indicativo ci ricolleghiamo alla natura propria del congiuntivo, quella di modo della subordinazione: nelle proposizioni che ammettono entrambi i modi, ad esempio le completive, il congiuntivo è la scelta più in linea con la tradizione; l'indicativo è quella più innovativa. Si badi che non scoraggiamo l'uso dell'indicativo nelle completive: ne rileviamo, invece, la reale differenza rispetto alla scelta del congiuntivo. Ho più volte sottolineato che in un contesto parlato familiare è proprio il congiuntivo a rischiare di essere "stonato".
Chi sostiene che il congiuntivo indichi incertezza, in contrapposizione alla fattualità dell'indicativo, non sbaglia completamente, ma si concentra sull'aspetto secondario dell'opposizione tra questi due modi. In ragione di ciò, arriva a conclusioni impressionistiche, come la convinzione, molto diffusa, che "Credo che tu sia..." indichi incertezza, mentre "Credo che sei..." indichi certezza. Bisogna comunque ammettere che la sfumatura semantica del congiuntivo sia percepita sempre più distintamente dai parlanti, mentre sempre meno riconosciuta sia la funzione sintattica di questo modo; è possibile che questa situazione porti in futuro al rafforzamento dell'aspetto secondario, e all'indebolimento di quello primario, così che si instauri una contrapposizione tra indicativo e congiuntivo totalmente su base semantica.
Attualmente, è ancora possibile difendere l'opposizione sintattica, per cui tutte le sue frasi sono ben formate, nonché più formali (più "fedeli alla funzione primaria del congiuntivo") rispetto alle, possibili, varianti con l'indicativo.
Come si vede dalla riflessione qui svolta, le diverse interpretazioni dei fenomeni grammaticali derivano dalla storicità della lingua, che muta nel tempo, nonché dalla libertà che i parlanti hanno di spiegare a sé e agli altri come funziona la loro lingua, arrivando a conclusioni a volte impressionistiche ma che, se accolte dalla maggioranza, possono trasformarsi in regole.
Fabio Ruggiano