Si può usare senza dubbio l'imperfetto indicativo nel periodo ipotetico dell'irrealtà, o misto, come nel suo esempio. È un uso da sempre attestato in italiano, anche in letteratura (numerosissimi gli esempi settecenteschi, tra l'altro, anche in poesia), che i grammatici chiamano indicativo irreale. Sicuramente, si tratta di una forma più adatta allo stile informale e colloquiale che non a quello di elevata formalità, che continua a preferire il congiuntivo. Ma in una conversazione tra amici è più che appropriato!
Tuttavia, la giustificazione dell'imperfetto non risiede tanto nell'abitualità dell'azione, sibbene nella sua ipoteticità. L'imperfetto indicativo, infatti, oltre a valori temporali (passato) e aspettuali (serve cioè a esprimere qualità dell'azione quali la continuatività, la ripetizione, l'abitualità ecc.), possiede anche valori modali epistemici, cioè serve a esprimere un certo margine di dubbio, di ipotesi, di probabilità dell'azione. È proprio da questo punto di vista che viene usato frequentemente in frasi come quella da lei sottopostaci.
Fabio Rossi