Mi piacerebbe porre alla vostra attenzione tre costruzioni, le prime due ricavate da testi musicali e l'ultima da un noto romanzo del Novecento. Vorrei mettere sotto la lente non già il modo congiuntivo, che reputo adeguato, ma i tempi che gli autori hanno scelto.

1) Un errore sarebbe volere che tu sia oro anche per me.
2) Si potrebbe costruire una metropoli il cui nome somigliasse un po’ più al mio.
3) Mi gettai sulla spiaggia e immersi la faccia nel tritume fradicio e credo che svenissi perché rimasi immobile, quasi senza sentimento, un tempo che mi parve lunghissimo.

In riferimento al brano letterario - oltre alla domanda sull'adeguatezza del tempo imperfetto - vi chiedo - muovendo da alcuni dei vostri articoli FAQ pubblicati - se la forma esplicita della frase ("credo che svenissi") non avrebbe dovuto essere sostituita da quella implicita ("credo di essere svenuto").