Il trapassato prossimo serve a indicare un evento passato rispetto a un altro, anch'esso passato. Se l'evento di riferimento è, invece, futuro (nella sua frase questo è rappresentato dall'incontro tra il parlante e il ricevente alle cinque), il trapassato non va bene; in questo caso l'anteriorità dell'evento può essere espressa con il futuro anteriore (visto che, presumibilmente, anche l'evento è futuro rispetto al momento in cui viene prodotto l'enunciato): "Penso che per fare presto prenderò il treno, se mi vedi/vedrai per le cinque vorrà dire che avrò preso il diretto delle due". Valido è anche l'uso del passato prossimo: "Penso che per fare presto prenderò il treno, se mi vedi/vedrai per le cinque vorrà dire che ho preso il diretto delle due", che esprime l'anteriorità rispetto all'evento di riferimento (l'incontro alle cinque) e lascia implicita la posteriorità rispetto al momento dell'enunciazione. Ovviamente, se l'evento non è momentaneo, ma è continuato, il tempo giusto da usare è l'imperfetto: "Penso di esserci, se non mi vedrai vorrà dire che avevo un impegno".
La invito a consultare l'archivio di DICO usando la chiave di ricerca consecutio temporum: troverà diverse domande simili alla sua e le rispettive risposte.
Fabio Ruggiano