In questo caso non è tanto in gioco il rapporto tra un registro più formale (con la protasi al congiuntivo) e uno più informale (all’indicativo), bensì una diversa sfumatura semantica dei due costrutti, entrambi perfettamente standard, corretti e adatti anche in uno stile formale. Il primo esempio, tipico caso di periodo ipotetico misto, combina una protasi della realtà con un’apodosi (cioè la principale) dell’eventualità. Usando una frase siffatta, il parlante (o lo scrivente) intende manifestare la propria volontà di andare a trovare l’interlocutore, sfumando, per cortesia e buona educazione, la propria volontà sia mediante l’ipotetica (se non disturbo) sia mediante il condizionale epistemico che attenua la perentorietà di “vengo a trovarti di sicuro”.
La seconda frase, invece, manifesta una maggiore incertezza (in virtù della protasi al congiuntivo, tipica del periodo ipotetico dell’eventualità). In altre parole, chi sente o legge la frase ha la netta impressione che la persona che la usa non andrà a trovare l’interlocutore, vuoi perché è convinta di disturbarlo, vuoi perché non ne ha, poi, tutta questa voglia.
I due periodi oggetto della domanda, dunque, non sono affatto intercambiabili. È sempre bene fare attenzione alle sfumature della lingua, per non incorrere in spiacevoli incidenti diplomatici o simili.
 
Fabio Rossi