Da un certo punto di vista, la parola antipomeridiano non esiste, dal momento che non è attestata nei vocabolari. Esiste antimeridiano (dal latino meridies ‘mezzogiorno’), con due significati: 1) mattutino, ciò che accade prima di mezzogiorno; 2) la metà di un meridiano (per es. quello di Greenwich).
Ovviamente ogni lingua è creativa e può avere un numero di parole ben più elevato rispetto a quanto registrato dai dizionari. Basti pensare ai meccanismi di derivazione e composizione di parole a partire da una forma data: dalla parola pomeriggio, per es., io posso ben creare antipomeriggiopomerigginopomeriggiaccio ecc., e il fatto che non compaiano nei dizionari non le rende parole impossibili né scorrette. Sono, per dir così, parole virtuali, vale a dire possibili, anche se non attestate, secondo il sistema fonomorfologico (cioè delle regole di pronuncia, di grafia e di formazione delle parole) della lingua italiana.
Pertanto, possiamo anche coniare antipomeridiano, in certi contesti. Non certo nel significato di ‘mattutino’, visto che antimeridiano già assolve perfettamente a quella funzione; ma magari nel senso di ‘contrario alle attività del pomeriggio’, Per es. in un testo del genere: “io odio lavorare o studiare il pomeriggio, perché dopo pranzo mi viene una gran sonnolenza e tutto quel che riesco a fare è dormire almeno dalle 3 alle 6. In questo senso mi definirei un antipomeridiano”.
Se proprio vogliamo segnalare la natura neologica (cioè di parola nuova) di antipomeridiano, possiamo, eventualmente, scriverlo tra virgolette. Ma non è obbligatorio.
La creatività delle lingue, anche nella formazione delle parole nuove, è una risorsa straordinaria e una delle principali cause dell’arricchimento e dell’evoluzione lessicale. È anche il motivo per cui non è possibile rispondere con certezza alla domanda: “quante parole esistono in una determinata lingua”?
Come sempre, tuttavia, negli usi linguistici, l’importante è la consapevolezza. Se usassimo antipomeridiano nel significato di antimeridiano, perché ignoriamo quest’ultimo termine, commetteremmo un errore. Mentre, se il neologismo antipomeridiano è consapevolmente usato con il valore di ‘contrario alle attività pomeridiane’ (o, perché no, in altri possibili significati), non soltanto non commettiamo nessun errore, ma mostriamo addirittura una vivacità e un’originalità (sempre salutari) nell’uso linguistico, allontanandoci da triti stereotipi.
Molti neologismi nascono proprio così e, con un po’ di fortuna, attecchiscono stabilmente nel sistema lessicale. Basti pensare a regista o autista, coniati, nel 1932, dal linguista Bruno Migliorini, quali (fortunatissimi) sostituti dei termini francesi régisseur e chauffeur.
 Fabio Rossi