a) La frase "Se fossi solo, non ci sarebbe nessuno che mi direbbe cosa fare" è corretta, perché la proposizione relativa introdotta da che è attratta nello stesso modo (condizionale) della reggente ("non ci sarebbe nessuno"). La proposizione relativa restrittiva rappresenta un'espansione che qualifica in qualche modo il referente (in questo caso nessuno): è normale, quindi, che venga costruita con lo stesso modo della reggente quando quest'ultima proposizione è all'indicativo o al condizionale.
La variante con il congiuntivo presente, e persino quella con l'indicativo presente, nella relativa non sono scorrette, sebbene suonino innaturali per via della forte attrazione del condizionale della reggente. La relativa, infatti, può effettivamente prendere il congiuntivo per esprimere una qualche sfumatura semantica, per esempio epistemica (se chi parla non è certo di ciò che sta dicendo: "Non c'è mai nessuno che mi aiuti quando mi serve"). Nella frase "Se fossi solo, non ci sarebbe nessuno che mi dica cosa fare" il congiuntivo esprime una sfumatura volitiva rispetto alla situazione reale, come se fosse "Se fossi solo, non ci sarebbe nessuno, come invece, per mia fortuna, c'è, che mi dica cosa fare". Rispetto a questa frase, l'indicativo esprimerebbe la fattualità della presenza del consigliere: "Se fossi solo, non ci sarebbe nessuno, come invece c'è, che mi dice cosa fare". Il significato cambia pochissimo rispetto alla versione con il congiuntivo presente, ma la costruzione è meno formale.
Il congiuntivo imperfetto, a sua volta, esprimerebbe una volizione più ipotetica: "Se fossi solo, non ci sarebbe nessuno, come io vorrei, che mi dicesse cosa fare". La frase così costruita suggerisce che il consigliere non c'è, diversamente dalle altre varianti, che danno il consigliere come esistente.

b) Tanto "Non è concesso astio" quanto "Non è concessa rabbia" sono combinazioni libere, cioè non cristallizzate nell'uso (come, ad esempio "guardare con astio" o "sfogare la rabbia"); le due varianti, pertanto, vanno considerate ugualmente valide e la scelta dell'una o dell'altra va valutata in base alla sfumatura di significato che distingue i due sinonimi astio e rabbia, ma anche in base al fatto che astio è meno comune, più ricercato di rabbia.

c) Sicuramente da preferire la sua variante. Nel caso di più soggetti di terza persona uniti dalla congiunzione o, il verbo può concordare con uno solo oppure con tutti: "Se Luca o qualcun altro si avvicina/si avvicinano mi metto a urlare"). Nella sua frase, però, il cambio di persona tra il primo e il secondo soggetto rende molto forzata la concordanza con uno solo dei due, che esclude l'altro. La concordanza alla seconda persona plurale risolve il problema: "La prossima volta che tu o qualunque altro uomo vi avvicinerete a me…".

d) La ripetizione del verbo ogni volta che cambia la persona del soggetto è la scelta più corretta e formale; un'altra alternativa ugualmente corretta, che permette di risparmiare la ripetizione, è "Non sono venuti né Mario, né i suoi genitori", che riunisce entrambi i soggetti nella terza persona plurale (allo stesso modo della frase precedente "Se Luca o qualcun altro si avvicinano mi metto a urlare"). Molto comune è, comunque, la concordanza implicita con solo il primo dei soggetti, favorita dalla correlazione tra le congiunzioni né... né, che non lasciano dubbi sul fatto che il secondo sintagma nominale abbia la stessa funzione del primo (sia, quindi, un altro soggetto). Questa soluzione è più sbrigativa, ma, ovviamente, meno formale.

e) La variante corretta e più formale è il condizionale passato (avrebbe potuto), che esprime il futuro nel passato. La variante con l'imperfetto indicativo (poteva) è anche corretta (perché l'imperfetto ha, tra le sue funzioni, anche quella di esprimere il futuro nel passato), ed è di gran lunga la più comune, ma è meno formale. Le altre non sono valide.

f) Se ho ben capito, questa domanda riguarda il posto migliore nel quale inserire l'avverbio di tempo. Le due varianti sono ugualmente ben formate e quasi identiche in quanto al significato. Sarebbe superfluo, invece, ripeterlo in entrambe le proposizioni.

g) Le frasi sono ben formate, ma non equivalenti per il significato. Se manteniamo tutto all'indicativo il periodo risulta costruito con una proposizione principale e una subordinata temporale. Se, però, inseriamo il congiuntivo nella subordinata, la funzione di quando passa da temporale a ipotetica (la congiunzione diviene, cioè, assimilabile a se), trasformando tutta la frase in un periodo ipotetico. La proposizione principale, "Potrai consumare i ticket", diviene, pertanto, l'apodosi, e "quando (tu) mettessi/metta di nuovo piede in quel locale" diviene la protasi. L'apodosi all'indicativo di solito richiede il congiuntivo presente nella protasi, che, infatti, risulta l'opzione migliore anche in questo caso: "Potrai consumare i ticket quando tu metta di nuovo piede in quel locale". Il congiuntivo imperfetto è possibile, ma un po' forzato: "Potrai consumare i ticket quando tu mettessi di nuovo piede in quel locale" indicherebbe che la possibilità remota del ritorno del soggetto nel locale comporterebbe la certezza della consumazione dei ticket. Con il congiuntivo imperfetto, infatti, sarebbe più atteso il condizionale nell'apodosi: "Potresti consumare i ticket quando tu mettessi di nuovo piede in quel locale".
Si noti che davanti alla seconda persona del congiuntivo presente e imperfetto va sempre esplicitato il soggetto tu, altrimenti il ricevente è indotto a credere che il verbo sia alla prima o alla terza persona: nel congiuntivo presente, infatti, le prime tre persone coincidono; nell'imperfetto coincidono le prime due.
Fabio Ruggiano