Cominciamo dalla scelta tra vorrà e vuole nella prima domanda. In questo caso, ciò che conta maggiormente è il momento dell'enunciazione, non la relazione con il sarò della protasi: la scelta, cioè, dipende da quando si verifica l'evento rispetto al momento in cui viene prodotto l'enunciato, ovvero nel futuro. Stando così le cose, l'opzione più formale è vorrà, sebbene vuole non sia scorretto (il presente è, anzi, usato comunemente per esprimere il futuro). Per quanto riguarda il tempo da usare nella proposizione oggettiva, la scelta più formale è il passato prossimo (quindi la frase da preferire è la numero 3); il futuro anteriore (frase numero 1) è da alcuni ritenuto inaccettabile, ma io ho una posizione più moderata (può leggere in proposito la risposta n. 2800175 dell'archivio di DICO).
Per quanto riguarda la seconda domanda, entrambe le varianti del periodo ipotetico sono accettabili: nella prima si mantiene il rapporto temporale previsto dal periodo ipotetico dell'irrealtà, congiuntivo trapassato nella protasi, condizionale passato nell'apodosi; nella seconda si dà peso al momento dell'enunciazione, ovvero oggi, che spinge a usare il condizionale presente. Si consideri che il rapporto temporale tra la protasi e l'apodosi può essere vario: spesso dipende da una sfumatura di significato che si vuole esprimere o dal gusto dell'emittente.
Fabio Ruggiano