Gli imperfetti della frase hanno il valore tipico dell'imperfetto, ovvero designano situazioni continuate nel passato. L'imperfetto narrativo, al contrario, è usato in luogo del passato puntuale (passato prossimo o remoto), oppure con verbi che per la loro semantica non ammetterebbero l'aspetto durativo o abituale. Nella seguente frase troviamo un esempio per entrambi i casi: "A 19 anni veniva accolto a Londra come una star, a 22 moriva ucciso dall'abuso di alcol" (repubblica.it, 2011). Come si vede, l'azione dell'accogliere nella frase non è durativa, perché avviene in un momento puntuale (è durativa, o meglio abituale, in una frase come "Gli antichi greci accoglievano i viandanti come persone di famiglia"); il morire, poi, non può essere mai un processo durativo. L'imperfetto narrativo è anche tipico dei verbali di polizia: "Il soggetto si introduceva nell'appartamento e asportava oggetti di valore".
L'effetto dell'imperfetto narrativo è quello di dilatare l'azione puntuale, dando l'impressione che si sia protratta nel tempo; di conseguenza, avvicina anche l'azione al momento dell'enunciazione, rendendola, quindi, più vivida.
Per quanto riguarda la seconda domanda, è vero che la formulazione della frase non consente di stabilire se la situazione descritta sia ancora valida; il tempo passato, però, suggerisce fortemente che non sia così.
Fabio Ruggiano