Oltre ai riferimenti da lei ricordati, le suggerisco di nominare l'ignoto autore nascosto sotto lo pseudonimo Partenio Zanclaio che pubblicò nel 1647 il poemetto Cittadinus maccaronice metrificatus, un galateo in latino maccheronico con inserti in dialetto messinese, in napoletano, in italiano e in spagnolo. Inoltre grande importanza per la storia della lingua italiana a Messina riveste l'accademico dei Pericolanti settecentesco Pippo Romeo, che in una sua cicalata, intitolata I pregi dell'ignoranza (1800), simula questo dialogo con un amico, che difende il dialetto contro la "moda" di parlare italiano:

- Romeo) Chiunque ha fior di senno, ed è di mente sana...
- Amico) E in quale lingua reciti?
- In lingua italiana...
- Eccu lu primu erruri supra cui ti piscu;
Rispunnimi: in Girmania, si predica un tidiscu
a tutti ddi mustazzi in lingua missinisa,
tu non lu chiami pacciu? E non saria un'offisa,
anzi un insultu massimu a tutta la nazioni,
quannu la propria lingua pi' un'estira pusponi?
[...]
- Ma non è tanta oscura
la lingua italiana: non si può diri estrania;
cc'è differenza massima chidda di la Girmania...

Infine una menzione merita Stefano D'Arrigo, nato ad Alì Terme e autore di Horcynus Orca, romanzo scritto in una lingua che sfrutta materiale dialettale all'interno di un italiano personalissimo.
Fabio Ruggiano