Sublime ha comunemente il significato di 'eccelso, nobilissimo'; è, quindi, pleonastico farne il superlativo (il più sublime equivale, appunto, a *il più nobilissimo). Quando accompagna alcuni nomi, però, l'aggettivo prende la sfumatura filosofica di 'relativo al sublime', cioè legato alla sensazione di elevazione spirituale e intellettuale comunicata da un'opera d'arte o da un'esperienza particolarmente intensa; in questi casi il superlativo relativo è accettabile (il superlativo assoluto, *sublimissimo o *molto sublime, è comunque impossibile). Tra i nomi che accettano il superlativo relativo di sublime ci sono sentimentoattoopera d'artesignificato. Qualche esempio: "La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani. Non che io creda che dall'esame di tale sentimento nascano quelle conseguenze che molti filosofi hanno stimato di raccorne, ma nondimeno il non potere essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così, dalla terra intera [...] pare a me il maggior segno di grandezza e di nobiltà, che si vegga della natura umana" (Giacomo Leopardi, Pensiero LXVIII); "Il pittore o lo scultore, il cui genio è tale che riescono a ritrarre l'anima nel corpo, esprimono senza moti veementi il più sublime dei sentimenti" (Piero Giordanetti e Maddalena Mazzocut-Mis, I luoghi del sublime moderno, 2005, p. 77); "Allora 'l'opera d'arte più sublime', quando essa, come dall'altro lato il crimine classico, si avvicina mimeticamente alle cose, rappresenta un medium cognitivo attraverso il quale possono essere acquisite non concettualmente conoscenze sulla realtà" (Axel Honneth, Critica del potere. La teoria della società in Adorno, Foucault e Habermas, 1986); "Nel suo significato più sublime, l’arte è l’espressione estetica dell’interiorità umana" (http://libreriamo.it/arte/che-cose-unopera-darte/, 5 febbraio 2015); "Nell'adorazione, compiamo l'atto più sublime, più miracoloso del creato" (Luca Asprea, Il previtocciolo, 2003, p. 336).
Fabio Ruggiano