Nessuna lingua codifica tutte le relazioni e i concetti possibili, né tutte le lingue codificano le medesime relazioni allo stesso modo. Dunque, per es., per esprimere il forte coinvolgimento emotivo del parlante rispetto all'azione compiuta, riportata o subita, il greco antico (e molte altre lingue indoeuropee) aveva a disposizione la diatesi media dei verbi, che in latino, in italiano e nella gran parte delle lingue moderne si è persa.
Ciò premesso, in effetti l'italiano e l'inglese hanno due modi diversi di esprimere il concetto di "Mi sono tagliata i capelli" (e altri analoghi), che probabilmente il greco avrebbe espresso col medio e il latino col dativo etico (si veda la bella voce dativo etico nell'Enciclopedia dell'italiano Treccani, ormai gratuitamente online). L'inglese adotta qualcosa di molto simile al medio-passivo (tant'è vero che ricorre al participio passato con valore passivo).
In effetti quel mi è una sorta di dativo etico, o di benefattivo, che non indica certo né il complemento di termine né un pronome riflessivo (cioè non sono io che li ho tagliati a me stesso, ma me li ha tagliati il parrucchiere). In altre parole, quel mi sono ecc. indica un coinvolgimento particolare del soggetto dell'azione (anche in altri casi più o meno colloquiali si usa il mi: "Mi sono mangiato una pizza", "Mi sono fatto due birre", "Mi sono ricordato", "Mi sono dimenticato" ecc.), o di chi riceve l'azione, ovvero, potremmo anche dire, del soggetto logico ("mi sono tagliato i capelli" = 'mi hanno tagliato i capelli'), coinvolgimento che già nella tarda latinità poteva essere espresso dal caso dativo (da cui l'estensione del complemento di termine in italiano).
Come giustamente osserva lei, si può aggiungere che l'alternativa più formale non potrebbe essere "Mi hanno tagliato i capelli" (che implicherebbe un'azione contro la mia volontà, mentre, viceversa, la presenza del mi in questo caso indica proprio il mio coinvolgimento), ma, semmai, "Ho tagliato i capelli". Anche in quest'ultimo caso, tuttavia, si perderebbe il coinvolgimento, per dir così, affettivo all'azione compiuta, o ricevuta.
Insomma, è questa una delle numerose situazioni nelle quali la lingua parlata, o quantomeno meno formale, sembra avere più risorse, rispetto allo scritto formale, per esprimere le più minute sfumature dell'animo.
Fabio Rossi