Tanto nella frase "Penso che non ce la faccia" quanto in "Penserei che non ce la faccia" la subordinata oggettiva che non ce la faccia è legittima, quindi il suo ragionamento tiene: in dipendenza da un indicativo e da un condizionale è ammesso il congiuntivo. Se, però, l'oggettiva diviene la reggente di una proposizione condizionale o concessiva costruita con il congiuntivo (come nel caso della frase "Penso che non ce la faccia anche se provasse") la situazione cambia e ci aspettiamo che sia costruita al condizionale. In una frase con più subordinate, insomma, la costruzione delle singole proposizioni può dipendere dall'incrocio di più reggenze. Si noti che nella risposta n. 2800611 dell'archivio (a cui lei fa riferimento) la frase è etichettata come ingiustificata, non scorretta: in ragione della presenza della proposizione concessiva al congiuntivo imperfetto "ci si aspetta" il condizionale presente. 
Tra tutte le frasi che porta come esempi e controesempi (sia "Anche se non potessimo andare in ferie, vorrei che la prossima settimana splendesse il sole" sia quelle numerate da 1 a 6) non sono pertinenti, perché in esse la conseguenza della condizione concessiva è descritta nella proposizione che regge l'oggettiva, non dall'oggettiva. In "Anche se non potessimo andare in ferie, vorrei che la prossima settimana splendesse il sole", per esempio, la conseguenza dell'eventualità che non andiamo in ferie è che vorrei (che succedesse qualcosa); allo stesso modo, se ballassimo tutta la notte avrei paura (l'oggetto della paura è indipendente dalla condizione) ecc. Nella frase "Penso che non ce la farebbe anche se provasse", invece, la condizione eventuale anche se provasse origina la conseguenza non ce la farebbe, descritta nell'oggettiva.
Fabio Ruggiano