Le abbreviazioni come quelle usate negli SMS non sono esattamente delle parole nuove, ma sono degli adattamenti di parole già presenti nel sistema della lingua ad un tipo di comunicazione molto veloce. Questi adattamenti sono utili quando il messaggio deve essere scritto in breve tempo e risparmiando spazio, come, appunto, negli SMS. Nella storia della comunicazione, più volte la lingua è stata sottoposta a simili adattamenti al mezzo, ad esempio nelle iscrizioni murarie latine (tanto per fare un esempio: "LEG AVG PR PR" significa 'Legatus Augusti pro praetore'), nei telegrammi, nella stenografia. 
Simili usi devono, però, essere limitati - e questa è una regola generale che riguarda tutte le scelte linguistiche - ai contesti nei quali sono funzionali. Le abbreviazioni, cioè, sono accettabili (sebbene non obbligatorie: il gusto personale è sempre esercitabile) negli SMS e nelle chat, meno in altri tipi di messaggi, come le e-mail, per niente in scritti dalla struttura distesa (i compiti in classe di italiano, per esempio). E non è solamente il tipo di testo che ammette o esclude queste abbreviazioni, ma anche il livello di formalità atteso per la comunicazione in corso: un SMS ad un amico è diverso rispetto ad uno ad un professore, o ad un superiore con cui non si ha confidenza.
In conclusione, le abbreviazioni, come altre "licenze" diffuse negli SMS, sono paragonabili alla scrittura di getto, utile quando si compila la lista della spesa, ma inadatta a contesti di comunicazione mediamente formali o anche solamente non confidenziali.
Fabio Ruggiano