I due periodi sono entrambi ben, formati, ha ragione lei. Qui infatti il condizionale serve non tanto a indicare il futuro nel passato, quanto la modalità epistemica (cioè la probabilità) del verbo recarsi, ribadita dal verbo servile potere. Infatti, se eliminassimo potere, vedrebbe come il condizionale, stavolta per indicare esclusivamente il futuro nel passato, sarebbe corretto soltanto nel primo caso, ma non nel secondo:
1) “(Nel 1985) il signor X disse che (nel 1986) si sarebbe recato a Venezia”;
2) “(Nel 1985) il signor X disse che (nel 1984) si ERA RECATO a Venezia”.
Sarebbe, con molte difficoltà, forse possibile l’uso del condizionale cosiddetto di distanza, cioè quello tipico con cui i giornalisti scaricano la responsabilità di quanto stanno scrivendo: “(Nel 1985) il signor X disse che (nel 1984) si sarebbe recato a Venezia”, nel senso: ‘pare che vi si sia recato ma non vi sono prove’. Tuttavia, sarebbe bene evitare quest’uso, in quanto, in questo contesto, risulterebbe particolarmente incerta l’interpretazione, a causa del conflitto tra il condizionale per esprimere il futuro nel passato (in contraddizione con le date) e il condizionale di distanza.
Nelle sue frasi, a causa della modalità epistemica, la seconda funziona soltanto se la persona in questione (il signor X) a Venezia non ci si è recata. In caso contrario, bisognerebbe per forza utilizzare il trapassato prossimo:
2A) “(Nel 1985) il signor X disse che (nel 1984) si sarebbe potuto recare a Venezia, ma poi non c’è più andato”
2B) “(Nel 1985) il signor X disse che (nel 1984) si ERA POTUTO recare a Venezia e si era molto divertito”.
Al limite, ma sarebbe davvero difficile da accettare, potrebbe anche essere possibile un uso del genere:
“(Nel 1985) il signor X disse che (nel 1984) si sarebbe potuto recare a Venezia, e in effetti poi c’è (o c’era) andato davvero”, ma l’enunciato così composto avrebbe un effetto un po’ spiazzante sull’interlocutore, che tenderebbe a interpretarlo come contraddittorio.
 
Fabio Rossi