​La scelta tra indicativo e congiuntivo nella proposizione relativa è quasi sempre una questione di sfumature, non di correttezza. In generale, ricordiamo che il congiuntivo nelle subordinate rappresenta la scelta più formale, mentre l'indicativo è oggi più comune nel parlato e nello scritto informale. Il congiuntivo, inoltre, conferisce all'azione una sfumatura di eventualità che l'indicativo, modo della fattività, non possiede. La frase così costruita ("scegli parole che... ne rispettino la figura") suggerisce che il rispetto è possibile, non scontato, per cui né l'emittente né il soggetto della scelta (è difficile distinguere il punto di vista dell'uno da quello dell'altro) possono garantire che la scelta produca l'effetto desiderato. Diversamente, l'indicativo ("scegli parole... che ne rispettano la figura") suggerisce che il soggetto scelga le parole con la certezza che queste realizzino il suo scopo (sebbene si tratti sempre di una certezza psicologica, non oggettiva, anche in questo caso attribuibile al soggetto stesso o all'emittente, o a entrambi). 
Dal punto di vista sintattico, va sottolineato che la costruzione del referente parole senza articolo o altro modificatore (per esempio un aggettivo dimostrativo) rende la scelta dell'indicativo un po' forzata (ma in un testo poetico questo può anche essere un artificio ricercato consapevolmente), sebbene non scorretta, perché la certezza espressa dall'indicativo è più coerente con un referente determinato.
La questione della scelta tra indicativo e congiuntivo è stata affrontata in molte altre risposte, che può leggere nell'archivio di DICO, usando il motore di ricerca interno (con la parola chiave congiuntivo).
Fabio Ruggiano