L'esempio da Lei riportato non è un uso epistemico, bensì un normale uso temporale-aspettuale dell'imperfetto per esprimere una condizione nel passato. D'accordo, è ancora viva, però si suppone che dal carcere non eserciti più, e dunque "era" ecc. va benissimo sia per persona morta, sia per persona viva, ma non più nelle condizioni di prima. Se fosse morta, si sarebbero potuti usare anche "è stata", "fu", meno bene anche "era stata", che invece, nel caso specifico (di persona viva ma non più in determinate condizioni) non sarebbero molto appropriati. Come comprende, si tratta di sfumature sottilissime, e dunque non c'è un giusto/sbagliato, in questi casi, bensì un più o meno naturale, più o meno appropriato ecc. Come al solito al lingua procede per sfumature e per gradi piuttosto che per salti bruschi e rigide dicotomie.
L'uso epistemico di un verbo (non importa se essere o altro verbo), per essere tale, deve esprimere l'idea o della possibilità, dell'ipotesi, del dubbio, o comunque della non perfetta aderenza al tempo comunemente espresso. Quindi, nel caso dell'imperfetto, sono epistemici sia gli usi potenziali sia quelli controfattuali riferiti al futuro.
Un esempio del primo tipo: "se venivi con me era meglio", che in uno stile più formale sarebbe: "se fossi venuto con me sarebbe stato meglio".
Un esempio del secondo tipo: "Ma non era martedì?", che può essere detto sia oggi, se non ricordo che giorno sia, sia in riferimento al futuro, per es. tra due giorni, se pensavo che avessimo un impegno martedì prossimo, ma non ne sono sicuro e sto chiedendo conferma. Oppure, analogamente, "Ma non era Ralph"? Oppure, per riprendere il suo esempio: "Ma  Zhang Zhan non era ancora viva?".

Fabio Rossi