Secondo la consecutio temporum, dal presente (indicativo o condizionale che sia) dipende un tempo presente e non l'imperfetto (che indica invece più spesso la contemporaneità nel passato, meno spesso l'anteriorità). Quindi: credo/crederei che sia; credevo che fosse. La deroga è con il verbo volere, che proietta l'aspettativa al passato e dunque richiede preferibilmente l'imperfetto congiuntivo piuttosto che il presente: "vorrei che fosse", piuttosto che "vorrei che sia". In base a questa regola, le sue frasi vanno riformulate col presente congiuntivo piuttosto che con l'imperfetto: 1)"Se io
credessi che tu sia pazzo,non ti assumerei"; 2)"Se tu facessi questo, crederei che
tu sia pazzo". Infatti, lo crederei adesso, e non nel passato. Certamente, per il passato sarebbe più opportuno fossi stato o sia stato, ma anche fossi sarebbe possibile, pertanto, a scanso di equivoci, per fare capire che l'importante per me è che tu non sia pazzo adesso, e non che lo fossi, poniamo, anni fa, è meglio usare il congiuntivo presente.

Fabio Rossi