A rigore le proposizioni sono due, come due sono i verbi. Pendiamo una frase un po' più credibile: non c'è niente da fare. Da analizzarsi come segue:
Non c'è niente: principale
da fare: subordinata soggettiva.
In altri termini, la struttura è del tutto omologa a: non bisogna fare niente. Non bisogna: principale; fare niente: soggettiva.
Da un punto di vista più elastico, però, essendo il costrutto col c'è presentativo del tutto cristallizzato in italiano, possiamo anche considerare l'intera espressione come un'unica proposizione.
Oltretutto, a favore di quest'ultima interpretazione, remano anche frasi con verbi modali che costituiscono un'unica proposizione: non è da fare (= non deve essere fatto), non va fatto (= non deve essere fatto), non ho da fare (non devo farlo) ecc., in cui il primo verbo funziona come modale o servile e dunque non costituisce proposizione autonoma bensì parte del predicato di un'unica proposizione.

Fabio Rossi