La domanda è più insidiosa di quanto sembri a prima vista. Innanzitutto escludo che ebbene sia sostituibile con tuttavia o simili, perché tale sostituzione (per quanto grammaticalmente possibile) modificherebbe il significato della frase. La frase, infatti, non mette in contrapposizione due eventi, ma presenta prima un evento e poi un altro che ne rappresenta l'esito. Il significato che tale esito sia contrario alle speranze dell'emittente non è contenuto in ebbene, ma è inferito dal ricevente sulla base della sua conoscenza del mondo: la frase "Gli avevo chiesto se poteva farmi un favore, ebbene ha accettato" sarebbe ugualmente coerente nel contesto adeguato. Dal punto di vista testuale, ebbene ha la funzione di segnale discorsivo metatestuale che serve a introdurre la conclusione di un racconto; il valore che meglio lo descrive, anche se in termini non tecnici, è pertanto quello conclusivo (ebbene si avvicina qui a insomma: "Gli avevo chiesto se poteva farmi un favore, insomma ha rifiutato").
Possiamo considerare l'esempio del Sabatini-Coletti analogo alla sua frase; non condivido, però, l'interpretazione data dal dizionario. Aggiungo che il valore avversativo per ebbene non è menzionato né dal Sabatini-Coletti on line, né dal GRADIT, né dallo Zanichelli, né dal Devoto-Oli, né dal Dizionario Garzanti. 
Sulla base dell'analisi condotta - si noti - la frase risulta formata da due enunciati giustapposti, tant'è che richiederebbe un segno di interpunzione forte prima di ebbene (... se poteva farmi un favore; ebbene, ha rifiutato o anche ... se poteva farmi un favore. Ebbene, ha rifiutato), proprio come nell'esempio del Sabatini-Coletti.
Fabio Ruggiano